🍷 𝐌𝐚 𝐯𝐨𝐢 𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐧𝐠𝐢𝐚𝐭𝐞 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐬𝐢𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐫𝐮𝐝𝐚? Immagina di prendere in mano quattro fette di pane appena sfornato, ancora caldo, la crosta dorata e croccante che si spezza con un suono così soddisfacente da sembrare l’applauso di un pubblico affamato. Dentro, la mollica è fumante, soffice e avvolgente, una nuvola fragrante pronta ad accogliere la sua compagna di peccato: 𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐬𝐢𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐜𝐫𝐮𝐝𝐚. E qui inizia la magia. La salsiccia, un piccolo capolavoro di artigianato carnivoro, è turgida, succosa, un concentrato di piacere che profuma di spezie e promesse proibite. La sua consistenza è un mix perfetto tra la morbidezza e la resistenza, quasi una sfida ai denti, che devono affondare per liberare quella cascata di sapori intensi, piccanti, avvolgenti. Il grasso si scioglie lentamente al contatto con il calore del pane, creando un condimento naturale che impregna la mollica, rendendola umida e ancora più irresistibile. Ogni morso è un’esplosione di gusto: il sale che stuzzica, il pepe che pizzica, il finocchio che danza sulla lingua come un ballerino impazzito. Non è una semplice merenda, è un’esperienza sensoriale, un peccato di gola che sa di tradizione, di merende in campagna, di mani sporche e sorrisi soddisfatti. È il fast food dei nonni, il panino senza regole, la gioia primordiale di chi sa che a volte la semplicità è la vera perfezione. 👉 Questa in foto la trovate 𝐝𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟏𝟏 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝟐𝟑 𝐝𝐚 𝐑𝐮𝐬𝐭𝐢𝐜𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝟐 𝐃𝐚 𝐋𝐮𝐜𝐚 𝐢𝐧 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐒𝐭𝐨𝐫𝐢𝐜𝐨 𝐚 𝐋𝐮𝐜𝐜𝐚 #riccardofranchini_piatti #riccardofranchini_storie_di_cibo http://www.facebook.com/share/p/1BoV4Xmymv/ Clicca☝️
🍹 𝗕𝗮𝗿 𝗦𝗽𝗼𝗿𝘁. 𝗦𝗮𝗻 𝗠𝗮𝗿𝘁𝗶𝗻𝗼 𝗶𝗻 𝗙𝗿𝗲𝗱𝗱𝗮𝗻𝗮. I “barini di paese”. Quei templi rurali dove il tempo sembra congelarsi, ma i drink? I drink sono un’arte viva e pulsante, fatta di mani callose e cuore d’acciaio. Ti lascio portare da un’auto che lei beve poco tra le colline lucchesi, fino a San Martino in Freddana. Qui, lontano dalle luci stroboscopiche delle mode e dai finti bistrot con liste cocktail da venti pagine, c’è il mitico Bar Sport. Questo non è il solito baretto da quattro soldi, oh no. Qui si gioca un campionato diverso, ragazzi. Entri e sai subito che sei a casa. Ma non aspettarti divanetti Instagrammabili o le playlist curate per le masse: ti siedi su sedie di legno che probabilmente erano lì quando tuo nonno ordinava il primo spritz di provincia. È il profumo del legno, l’odore di gin che ti strappa dal torpore e ti fa capire che sei in un posto speciale. E poi c’è Davide. Un bartender che non ha tempo per sciocchezze. Non è il solito hipster barista con la barba curata e i tatuaggi a caso. No, lui è un artista del cocktail. Ti guarderà come per dire: “Vuoi un Negroni? Bene, te lo faccio come Dio comanda, ma prima siediti, respira, e preparati a sentire qualcosa che non hai mai provato.” Un cocktail che non è solo alcol, è anima liquida. Se sei un amatore di gin, Bar Sport è la tua oasi nel deserto. La sua selezione di gin fa sembrare i bar di città quasi dei dilettanti. E mentre sorseggi quel Negroni perfetto, senti il respiro della gente del posto, i discorsi autentici che riempiono l’aria e si mischiano alla voce di Rete 4. Niente maschere, niente filtri, solo vita vera. Bar Sport non è un locale, è un’idea, una filosofia. Un modo di ricordarti che nei paesini italiani, lontano dalla giungla di cemento, ci sono ancora posti dove tutto è ancora fatto con amore. Sì, amico, San Martino in Freddana non è sul radar dei fighetti. Ma se hai il coraggio di uscire dalle rotte conosciute e provare qualcosa di vero, Bar Sport ti aspetta. E fidati: non tornerai più indietro, ma sappi che tutto quello che hai letto lo devi avere già dentro di te saperlo leggere saperlo sentire. 👉 Bar Sport San Martino In Freddana 📍 SP1, 6, 55060 San Martino in Freddana – Monsagrati LU ☎ 0583 38015 💶 Cocktail 6-7 € 🍸 #riccardofranchini_bar #riccardofranchini_aperitivo #riccardofranchini_luccaperiferia_aperitivo http://www.facebook.com/share/p/1PQ6ZJLJsy/ Clicca☝️
🍷 𝐂𝐫𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐢 𝐜𝐨𝐧 𝐢 𝐅𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐧𝐢. Se c’è una cosa su cui i toscani non transigono oltre al vino buono e al campanilismo , è il cibo. E tra le gemme della nostra tradizione culinaria, brillano con luce propria i crostini toscani con i fegatini di pollo. No, non sono semplici crostini. Sono un rito, un simbolo, una dichiarazione d’amore alla cucina rustica e senza fronzoli. Chiunque abbia mai messo piede in Toscana sa che non si può scampare al loro richiamo. Ti siedi in un’osteria, ordini un antipasto misto, ed eccoli lì, trionfanti, a sfidare il tuo palato con il loro sapore deciso. I crostini toscani non si presentano con garbo: loro irrompono sulla scena, conquistano il tavolo e fanno capire subito chi comanda. 𝐔𝐧’𝐚𝐧𝐭𝐢𝐜𝐡𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐚 𝐬𝐭𝐚𝐫: 𝐝𝐚𝐢 𝐑𝐨𝐦𝐚𝐧𝐢 𝐚𝐢 𝐛𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐞𝐯𝐚𝐥𝐢 Pensavi che il crostino fosse un’invenzione recente, tipo l’avocado toast milanese ? Sbagliato di grosso! I crostini affondano le loro radici addirittura nell’antica Roma. Durante i banchetti imperiali, la gente mangiava senza piatti individuali (altro che fine dining!) e usava il pane per raccogliere intingoli e salse. Un’idea tanto geniale da sopravvivere al crollo dell’Impero e arrivare dritta nel Medioevo, quando i toscani la presero e la fecero loro, trasformandola in un’arte. La vera svolta avvenne nelle case contadine: con poco da mettere in tavola, non si buttava via niente. Il pane raffermo veniva bagnato con brodo o vino, e sopra ci finivano le frattaglie di pollo, quelle che i signori scartavano con disgusto. Ma i contadini non si persero d’animo, anzi: con l’aggiunta di acciughe, capperi e vino, resero quei fegatini un capolavoro di gusto. E come ogni cosa buona, anche i nobili se ne accorsero. Cominciarono a servire i crostini nelle loro cene di lusso, perché diciamocelo: i ricchi amano fingersi umili, purché il piatto sia preparato da qualcun altro. 𝐔𝐧 𝐯𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐠𝐮𝐬𝐭𝐨 (𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐮𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐬𝐮𝐥 𝐯𝐢𝐧𝐨 𝐞 𝐬𝐮𝐥 𝐩𝐚𝐧𝐞) Non esiste un’unica versione del crostino toscano, e chiunque sostenga il contrario probabilmente sta litigando con un altro toscano sulla scelta del vino da usare. C’è chi lo bagna nel brodo, chi usa il Marsala, chi aggiunge il sedano, chi la milza, e chi mette il pepe nero in quantità per far piangere gli ospiti. E poi ci sono i puristi della tradizione, quelli che se sbagli anche solo un passaggio ti guardano con disprezzo, come se avessi insultato la loro amante. Ma alla fine, l’unica cosa certa è che i crostini toscani sono immortali. Sono l’antipasto perfetto per ogni occasione, dal pranzo della domenica alla cena improvvisata con gli amici. Sono la dimostrazione che con pochi ingredienti e un po’ di ingegno si possono creare piatti straordinari. E, soprattutto, sono una scusa in più per aprire una bottiglia di vino. 🍷 Quelli in foto sono quelli che ho mangiato nella 𝐓𝐫𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐒𝐚𝐧𝐭’𝐀𝐠𝐨𝐬𝐭𝐢𝐧𝐨 in Centro a 𝐅𝐢𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞. #Riccardofranchini_storie_di_cibo #riccardofranchini_piatti http://www.facebook.com/share/p/1Esk6KsvQz/ Clicca☝️
🔥 𝐈 𝐓𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐮𝐧𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚: 𝐂𝐮𝐬𝐭𝐨𝐝𝐢 𝐝𝐢 𝐮𝐧’𝐀𝐫𝐭𝐞 𝐌𝐢𝐥𝐥𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐚 C’è una terra, incastonata come un gioiello tra Toscana, Liguria ed Emilia Romagna, dove le tradizioni non sono solo un retaggio del passato, ma un’arte viva e pulsante. Qui, tra borghi di pietra e vallate incantate, una cottura antica come le stelle plasma i sapori: è la cottura “al testo”. Questo non è solo un metodo, ma una sinfonia culinaria, una danza primordiale tra fuoco, ghisa e mani esperte. 𝐂𝐨𝐬’𝐞̀ 𝐢𝐥 𝐓𝐞𝐬𝐭𝐨: 𝐔𝐧𝐚 𝐑𝐞𝐥𝐢𝐪𝐮𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐅𝐨𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐞 𝐅𝐮𝐨𝐜𝐨 Il testo è un utensile dal fascino arcano, un oggetto che sembra uscito da un museo etrusco o da un’epopea romana. Oggi è fatto di ghisa, ma un tempo era plasmato in terracotta, fragile e poetico come una ceramica giapponese. Si compone di due elementi: il sottano, la base robusta, e il soprano, un coperchio conico che sembra un cappello medievale. Insieme formano una sorta di scrigno alchemico, pronto a trasformare ingredienti semplici in capolavori culinari. Ma attenzione: il testo non si limita a essere un oggetto. È il protagonista di un teatro all’aperto chiamato “Cucina Nera”. Un nome che suona come una fiaba gotica, ma che in realtà designa uno spazio dedicato al fuoco e alla brace, dove il fumo danza sulle pareti annerite e il profumo di legna di castagno e faggio avvolge tutto. Qui, il testo si arroventa fino a diventare incandescente, un guerriero pronto per la battaglia del gusto. 𝐈𝐥 𝐓𝐞𝐬𝐭𝐚𝐫𝐨𝐥𝐨: 𝐈𝐥 𝐑𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐓𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐋𝐮𝐧𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐞𝐬𝐢 Tra i piatti che nascono da questa magia, il più celebre è il testarolo. Non aspettatevi qualcosa di elaborato: questo è un inno alla semplicità, un quadro minimalista in cui farina, acqua e sale si uniscono per creare un disco sottile di pasta. Una volta cotto, il testarolo viene tagliato in losanghe e immerso in acqua bollente per pochi istanti. Come un’opera di Caravaggio, il suo sapore si rivela semplice ma profondo, tradizionalmente condito con olio e formaggio grattugiato o, per i più audaci, con pesto ligure. 𝐓𝐨𝐫𝐭𝐞, 𝐄𝐫𝐛𝐞 𝐞 𝐅𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐚𝐠𝐧𝐨: 𝐋𝐚 𝐏𝐨𝐞𝐬𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐞𝐫𝐫𝐚 Se il testarolo è il re, la torta d’erbi è la regina, vestita di erbette selvatiche e racchiusa in una sfoglia sottile come il velluto. Ogni famiglia ha la sua versione, un segreto tramandato come una melodia popolare. Le erbette, tagliate e condite, si adagiano tra due veli di pasta e vengono cotte nel testo, magari su foglie di castagno, un tocco che conferisce un’aroma boschivo e primordiale. È come se la natura stessa partecipasse alla ricetta, dipingendo un quadro impressionista di sapori. 𝐂𝐚𝐫𝐧𝐢, 𝐏𝐚𝐧𝐢 𝐞 𝐒𝐨𝐫𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞: 𝐈𝐥 𝐓𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐅𝐨𝐫𝐧𝐨 𝐔𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐥𝐞 Non finisce qui. Il testo è un artista poliedrico, capace di cuocere carni succose e fragranti, come l’Agnello di Zeri, presidio Slow Food. Immaginate la carne, condita con olio, aglio, rosmarino e salvia, che sfrigola lentamente, mentre il vapore mantiene il cuore tenero e saporito. E poi c’è il pane, la focaccia, la pizza, che escono croccanti fuori e soffici dentro, come se avessero appena ricevuto la benedizione del fuoco. 𝐔𝐧 𝐕𝐢𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐧𝐞𝐥 𝐓𝐞𝐦𝐩𝐨: 𝐋𝐞 𝐎𝐫𝐢𝐠𝐢𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐞𝐬𝐭𝐨 Le radici del testo affondano nell’Antica Roma, dove il testum era un vaso di terracotta usato per cuocere il pane e altre pietanze. Nel Medioevo, lo ritroviamo in Lunigiana, documentato già nel XIV secolo. Originariamente in argilla, divenne di ghisa nell’Ottocento, quando si cercava un materiale più resistente. Oggi, le famiglie e i ristoratori lo usano ancora, un simbolo di continuità che unisce passato e presente. 𝐋’𝐀𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐓𝐞𝐬𝐭𝐨: 𝐓𝐫𝐚 𝐓𝐫𝐚𝐝𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞 𝐅𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 La cottura al testo è un sapere antico, ma non si tratta solo di nostalgia. In Lunigiana, cooperative e giovani imprenditori stanno riportando in vita questa tradizione, aprendo laboratori artigianali e organizzando eventi per tramandare questo patrimonio. Il testo non è solo uno strumento di cottura, ma un simbolo di identità, un ponte tra generazioni. 𝐔𝐧 𝐈𝐧𝐯𝐢𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐒𝐜𝐨𝐩𝐞𝐫𝐭𝐚 Visitare la Lunigiana è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi. Mentre il profumo della legna bruciata impregna l’aria e i sapori dei piatti tradizionali esplodono in bocca, si capisce che il testo non è solo un oggetto. È una poesia fatta di ferro e fuoco, un’opera d’arte vivente che racconta la storia di un territorio e della sua gente. Perciò, se passate da queste terre, lasciatevi conquistare da questa danza di sapori: il testo vi aspetta, pronto a scrivere il prossimo capitolo della sua leggenda. In foto l’ 𝐀𝐠𝐫𝐢𝐭𝐮𝐫𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐋𝐚 𝐕𝐞𝐜𝐜𝐡𝐢𝐚 𝐂𝐚𝐬𝐜𝐢𝐧𝐚 a 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐬𝐜𝐨 Nella pagina FB 𝐋𝐮𝐧𝐢𝐠𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐖𝐨𝐫𝐥𝐝 sarete aggiornati ogni giorno su queste terre. #riccardofranchini_storie_di_cibo http://www.facebook.com/share/p/19xcgDqjAW/ Clucca☝️