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👆Prima di uscire mi mangio le 𝐎𝐥𝐢𝐯𝐞 𝐕𝐞𝐫𝐝𝐢. Come saranno buone, ma non per tutti.

Non c’è niente di gentile in un’oliva verde.

È salata, carnosa, un pugno in faccia nel bel mezzo di una giornata pigra.

Non ti chiede il permesso.

Ti guarda dritto negli occhi e dice: “Così si fa,esci vai vai al concerto”. Stasera a Lucca (17-7-25) sotto casa ho 𝐍𝐢𝐜𝐤 𝐂𝐚𝐯𝐞 …mica uno qualsiasi!

Le olive verdi sono come quella nonna siciliana che ti lancia uno sguardo che vale più di mille parole e ogni parola è un’imprecazione.

Sono il tipo di cosa che capisci solo quando smetti di fingere di sapere tutto.

Quando ti siedi, smetti di parlare, e lasci che siano loro a insegnarti.

Amarezza. Sale. Sole. Tempo.

Mangiarle dritte dal barattolo, alcol a portata di mano, mentre fuori c’è un tramonto che nessuno guarda davvero.

Oppure trovarle sul bancone sbrecciato di un bar di Livorno , buttate lì accanto a un gin scadente e a un uomo che ha vissuto troppo fra i container del porto.

Sono la resistenza in formato snack.

La memoria di mani rugose che le hanno raccolte una a una.

Un gusto antico, pre-cristiano, pre-civiltà.

Le olive nere sono facili.

Quelle verdi ti mettono alla prova.

E se non ti piacciono, sei tu il problema.

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#riccardofranchini_storie_di_cibo

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