𝐒𝐭𝐚𝐦𝐚𝐧𝐢 𝐂𝐚𝐩𝐚𝐥𝐛𝐢𝐨: 𝐈𝐥 𝐂𝐮𝐨𝐫𝐞 𝐒𝐞𝐥𝐯𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐓𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐚. C’è un punto preciso, dove la Toscana si fa Maremma, e la Maremma si fa confine. Dove il profumo del cinghiale arrosto si mescola con la brezza salmastra del Tirreno, e le colline sembrano spuntare come dita d’ulivo tra le pieghe della pianura. È qui che si nasconde Capalbio. Non una cartolina, ma un racconto polveroso, vissuto, autentico. Le sue mura medievali, doppie e arroccate come un pugile esperto, ti parlano di epoche in cui la paura veniva dal mare e dai boschi. Dentro, vicoli stretti come confessioni sussurrate al tramonto. Case in pietra, rocche, affreschi dimenticati. Fu qui che D’Annunzio tradusse il respiro della storia in versi incisi su una lapide non per decoro, ma perché Capalbio non è mai stata spettatrice. È stata campo di battaglia, rifugio di briganti, terra di malaria e redenzione. Sali al 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐂𝐚𝐩𝐚𝐥𝐛𝐢𝐨, ti appoggi alla merlatura, e guardi. La vista ti stordisce. Campi arsi, vigne testarde, curve dolci che sembrano cucite con filo di vento. E laggiù, il Lago di Burano, spalmato tra terra e mare come una ferita blu. Lì, il tempo non corre. Galleggia. E poi c’è Pescia Fiorentina, minuscolo villaggio che custodisce uno dei luoghi più folli e visionari d’Italia: 𝐈𝐥 𝐆𝐢𝐚𝐫𝐝𝐢𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐢 𝐓𝐚𝐫𝐨𝐜𝐜𝐡𝐢. Immagina Gaudí che si sveglia dopo un sogno psichedelico, si perde nei tarocchi, si innamora di una scultrice francese e decide di scolpire l’inconscio nel tufo. Ecco, quel posto esiste. Lo ha creato Niki de Saint Phalle, e non importa se sei un amante dell’arte o un viaggiatore distratto: ti colpirà lo stesso. Giganti colorati, statue lucide, specchi deformanti che riflettono quello che sei, non quello che sembri. Ma Capalbio non è solo arte o storia. È pane raffermo ammollato nel brodo. È 𝐜𝐢𝐧𝐠𝐡𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐢𝐧 𝐮𝐦𝐢𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐨𝐥𝐢𝐯𝐞 𝐧𝐞𝐫𝐞. È olio verde come smeraldo, spremuto da ulivi bassi e contorti che sembrano vecchi saggi. È una cena che inizia con la luce e finisce tra le candele, raccontando storie di dogane, contrabbandieri, bonifiche e sante dimenticate. Puoi dormire in una fattoria nobile, o perderti tra le rovine del Castello di Capalbiaccio, dove il silenzio è più forte di qualunque guida turistica. Puoi camminare tra le mura, ascoltare i passi del passato, o avventurarti fino alla Torre di Buranaccio, ultimo baluardo costiero, lì dove la Toscana si arrende al Lazio. Capalbio è un luogo che sa di frontiera. Non solo geografica, ma esistenziale. Ti obbliga a rallentare, a osservare, a ricordare che la bellezza vera è sempre un po’ imperfetta, ruvida, difficile da spiegare. E forse è proprio per questo che la amerai. ——— #riccardofranchini_capalbio #riccardofranchini_maremma #riccardofranchini_viaggi #riccardofranchini_itinerari

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