Articolo precedente š· šššØš«š¢š šš¢ š®š§ ššššš¢š®šššØ š¬šš§š³š š„š¢š¬šš”š. Succede sempre cosƬ. Una sera qualunque, una giornata tranquilla, e poi lei sentenzia: āOggi mi mangerei un bel cacciucco.ā Nessun problema. Ci sta. Ma poi arriva il colpo di grazia. āPerò senza lische.ā La guardo come si guardano le onde quando il mare cambia improvvisamente umore. Un cacciucco senza lische? Lo ripeto dentro di me, come per convincermi che esistano davvero queste due parole messe insieme. Silenzio e nellāaria il peso di unāeresia inaccettabile. Cacciucco senza lische? Sarebbe come il porto senza i gabbiani, Livorno senza il mare, tifare Lucchese senza una bestemmia. Potrei iniziare un dibattito. Potrei citare i pescatori, le nonne, la storia, la poesia della lisca in agguato sotto il polpo. Potrei dire che il cacciucco ĆØ una sfida, non solo un piatto. Ma so giĆ che non cambierĆ idea. āVabbĆØ, vediamo se esiste un posto che lo fa.ā E incredibilmente⦠esiste. Una trattoria discreta, incastrata tra vicoli e appartamenti, trattoria vera e un profumo nellāaria che ti fa venir fame anche se hai giĆ mangiato. Ci sediamo, e io, con la voce di chi sta per commettere un piccolo tradimento, chiedo: āĆ vero che fate il cacciucco senza lische?ā Il cameriere non batte ciglio. Annuisce, come se fosse la cosa più normale del mondo. āCerto, Stesso sapore, zero pericoli.ā Resto interdetto. Qui non si scherza. Qui non si parla di compromessi, di versioni addolcite per turisti. Qui il cacciucco senza lische ĆØ una realtĆ consolidata. Arriva il piatto. Scuro, profondo, profumato. Lei affonda il cucchiaio e sorride. āPerfetto.ā Lo assaggio anchāio. E lo devo ammettere: ĆØ buono. Il sapore del mare cāĆØ tutto. Manca solo quella piccola tensione, quellāattimo di esitazione prima di addentare un boccone, manca lāeleganza del succhiare lisca e polpa bianca. Forse ĆØ unāaltra cosa. Forse ĆØ semplicemente unāevoluzione. Forse ĆØ un cacciucco pisano. P.S. In abbinamento scagliozzi fritti. #Riccardofranchini_storie_di_cibo