Ristorante Antica Locanda dell’Angelo. Lucca. Eleganza tatuata

Ristorante Antica Locanda dell’Angelo  Indirizzo: Via Pescheria, 55100 Lucca

Telefono: 0583 467711

Entri e respiri un’atmosfera di classico, elegante di lampade, legno e quadri.

Tavoli cerchi di luce bianca.

Ogni lampada il suo tavolo.

Tende Bianche.

Soffitti di storia.

Luci soffuse.

Libri, riviste, vini e arte storia del locale.

In sala il Proprietario Vito Cipolla.

Mi piace riportare una sua descrizione di una mia amica, Amelia.

“Vito Cipolla, che regna sovrano nella sala e che di questo posto è il proprietario, sembra uscito da una scena del Gattopardo. 

Occhi scuri gentili, elegante come l’ambiente in cui si muove con discrezione  dato che nessuno disturba nessuno alla Locanda, tutto è deliziosamente ovattato.

Vito, solerte ma non troppo zelante, attento e appassionato nel parlare dei suoi piatti.”

In cucina Chef Massimiliano Vanni

“Il vero fascino della creazione di un piatto è che spesso nulla è come sembra”

Questo il punto di partenza. Il suo punto di partenza.

Questo il “nuovo” Ristorante Antica Locanda dell’Angelo. Chef Massimiliano Vanni.

Cucina elegantemente tatuata.

In meno di due mesi.

Un menù completamente rinnovato.

Un menù che osa, ricerca, nasce ogni giorno.

Si tocca il classico ma si vola verso l’innovazione.

Impronta già impressa.

Menù alla carta.

Ma come sempre io consiglio il menù degustazione.

Ne abbiamo due.

Da 6 portate 47 € (vini esclusi)

Da 8 portate 57 € (vini esclusi)

Una cantina che emoziona solo a vederla. Basta scendere gli scalini e si apre un mondo di vino.

Ma se volete godere non fatelo con una sola bottiglia.

Osate.

Fatevi guidare in una degustazione al calice che vi farà viaggiare, fra annate ed emozioni ad ogni calice diverse.

Per noi un viaggio dal 1994 al 2015.

Bicchieri dell’acqua tolti comincia la cena.

Ambiente culla musica giusta.

Bollicine e foie gras per entrèe e poi comincia la degustazione.

Otto portate fra mare e terra, fra polpo e agnello, fra gambero rosso di Santo Spirito e tartare di manzo.

Ed è solo l’inizio.

Il viaggio continua fra terra, mare e spaghetti, fra burrata e pluma iberica.

Ogni piatto rende il vino completo e viceversa.

Per lo chef giro della sala. Filosofia e progetti.

Vito serve piatti e racconta chi li colora.

In sala coppie.

Alcuni si scambiano parole assenti.

Alcuni si scambiano mani.

Altri calici.

In un sottovoce che accompagna musica e il suono del vino che va a vivere nel calice.

Come sempre rimaniamo gli ultimi in sala e ce la godiamo.

Come?

Dessert e vin santo.

Fondente Amedei 65%, carote, olive, menta.

Vin santo Castello di Ama del 1994.

Martedì godendo è diventato Mercoledì.

di Riccardo Franchini

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. NYKs ha detto:

    FaOz..”‘(.).).

    Mi piace

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