Osteria Vecchio Olivo. Montecarlo

Vecchio Olivo Via San Piero 1, 55015 Montecarlo, Italia Tel. 0583 228847

Che facciamo stasera? Che mangiamo? Che beviamo? E’ quasi Ottobre e quindi ….Vino rosso filetto al sangue e cappella di fungo sopra. Un classico come Moana Pozzi. Fa godere tanto e non morirà mai.

Dove? Montecarlo. Ristorante? Vecchio Olivo.

Prenotazione ore 20.30.

Precisi arriviamo.

Parcheggio enorme con vista. Esistono i parcheggi con vista? In America ovunque ma quelli sono i Vista Point o qualcosa del genere. Qui parcheggio punto. Siamo sul punto più alto di Montecarlo la vista è di una vallata di olivi uva e luci. Romantica ma preferiamo la carnalità.

Entriamo.

Tre ragazze ci salutano con un bel sorriso. Le ragazze di sala. Ci accompagnano al tavolo. Mi ero illuso.

Il ristorante è grande e gradevolmente arredato. Posto esterno nel verde di ulivi molto suggestivo ma il vento che durante l’aperitivo ci batteva fra collo e orecchie ci fa scegliere l’interno.

Dalle grandi vetrate possiamo scorgere il panorama.

Legno vetrate giallo pietra a muro colori di tavoli cotto. Peccato sia assente musica di sottofondo.

Scalini. Stanze con propria personalità. Ecco la nostra.

Dalle grandi vetrate possiamo scorgere il panorama.

Seduti.

Focaccia appena sfornata, pepe sale e udite udite il fiaschetto dell’olio. Spettacolo di profumo. Spettacolo impregnarci la focaccia che diventa oltre che croccante morbida e unta. Pepe e sale. E vai. Olio ovviamente di loro produzione. E in queste terre di vino e olio non si scherza.

Menù unico in tavola. Terra e mare(poco). Materia prima del territorio. Vino del territorio con alcune perle classiche.

Iniziamo con la parte che mi piace meno scrivere ma che mi viene sempre richiesta. La matematica dei prezzi.

Prezzi? Lo posso dire? Bassi!

Pizze da 4.75 € a 7 €. Antipasti da 4 € a 8 €. Primi piatti da 7 € a 9 € . Secondi da 8 € a 15 €. Dessert da 3.5 € a 4 €. Bottiglia di vino della casa 6 €.

Fine del compito di matematica.

Ordiniamo.

Filetto al sangue con cappella di fungo sopra e vino rosso.

Bicchieri dell’acqua tolti. Calice di vino rimasti.

Ecco la ragazza che mi aveva illuso. Bottiglia in mano.

Giro di cavatappi tappo sughero al naso approvato. Chi assaggia? Io. Giretto di calice naso a infilarsi approvazione.

Cin cin al presente vai con il futuro.

Intorno a noi?

Coppie solo coppie. A tiro di vista e orecchie solo due.

Coppia anziana 2.0. Capelli bianchi uno capelli giallo improbabile una. Entrambi telefono di ultima generazione in mano. Occhiale mezzo naso dito E.T. e concerto in atto. Pluf cin pin trin pin pin pin flu plu plo.

Ogni tanto “raccattano” un pezzo di focaccia senza guardare e indifferenti con le dita che diventano sponsor della Paraflù continuano pin trin plo flu cin cin pluf. Le tagliatelle ai funghi porcini fermano la loro vita matrix riportandoli nella vita preistorica del cibo.

Coppia anno 2.0. Giovane lei meno lui. Case figli scuola bollette. Entrambi parlano male delle proprie scelte passate. Poi i problemi….chi va alla posta, non posso andare a prenderla a scuola, ci devi parlare te con tua figlia, occhi spenti. Sono alla seconda opportunità entrambi. Entrambi sono di nuovo ritornati ad essere come la prima opportunità. Finiti appena cominciati. Neanche le tagliatelle ai funghi porcini riusciranno nel miracolo. In tavola non avevano vino. Non è un caso.

Chi sa cosa vedranno gli altri in noi. Che si facciano gli affari propri eh eh eh….

Ecco l’affare nostro. Sua maestà il filetto.

Ecco ora potrei cominciare a descrivere il piatto come chi giustamente sa, conosce, ha fatto scuola, ma io sono bambino e quindi lo descrivo come un bambino descrive la Nutella.

“Bono”.

Cappella sopra a nascondere il paradiso di carne bruciata sotto. Colore e sfumature che equivalgano ad un mangiami. Alto come le Mura di Lucca.

Cottura ovviamente al sangue. Sangue di quello buono che con il vino rosso crea il liquido perfetto. Il secondo liquido perfetto.

Si taglia da se. Rosso violaceo nero. L’aspro della brace il dolce del sangue la succosità della carne fra i denti la morbidezza del fungo e la sua strinatura sono sempre state infilzate dalla forchetta, mai composizione diversa fino alla fine del sangue. Fino alla fine del vino rosso.

Fine degustazione. Fine del ristorante. Fine della cena.

*Intanto in sala “pin trin plo flu” “a prendere mamma vacci tu” .

Fine.

VEDI LE FOTO

di Riccardo Franchini

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